NON SI MUORE PIU’ DI AIDS (…O NO?!)

da Paolo Borrello

29 novembre 2009

Non si muore più di Aids…

Non si muore più di Aids. Almeno sembrerebbe che questo avvenga. Perchè sembrerebbe?
Perchè
ovviamente si continua a morire di Aids e perchè, però, se ne parla poco ormai dell’Aids, almeno ne parlano poco i mass media.
Solo raramente si riaccende l’attenzione.
L’ultima volta che su un giornale fra i più diffusi in Italia ho letto un articolo in cui si esaminava il fenomeno dell’Aids in maniera non generica e superficiale fu quando quel giornale si occupò della situazione del Sud Africa (forse perchè il prossimo anno in quel Paese si svolgeranno i campionati del mondo di calcio?), trascurando ovviamente quanto avviene in altri Paesi africani che non stanno certo meglio del Sud Africa per quanto concerne la diffusione dell’Aids. Ma si sa nemmeno in Africa i Paesi sono tutti uguali, anche in quel continente ci sono Paesi di serie A e Paesi di serie B, il Sud Africa fa parte dei primi mentre i Paesi del Centro Africa fanno parte sicuramente dei secondi.

Con questo post tento di contribuire a colmare queste “lacune” informative.
Riporto alcune notizie individuate qua e là nella Rete.

Da Npsitalia.net:

L’epidemia di Hiv e Aids in Italia, secondo i dati forniti in aprile 2009 dal Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di Sanità (ISS), continua ad essere un fronte ”vivo” in costante mutamento.
– Aumentano gli inconsapevoli – Sempre più persone scoprono di essere sieropositive solo al momento della diagnosi di Aids, ovvero in uno stadio di malattia molto avanzato. La percentuale degli ‘inconsapevoli è aumentata dal 21% nel 1996 al 60% nel 2008.
– Diminuiscono gli ammalati – L’aspetto positivo riguarda l’incidenza della «malattia conclamata» che dopo il picco registrato nel 1995 con oltre 5.500 nuovi casi è andata costantemente diminuendo. Ad oggi i casi segnalati sono 60.346 (60.788 se si aggiusta per il ritardo della notifica), di cui 1.330 diagnosticati nell’ultimo anno (2008).
– Sieropositivi a quota 140.000 – L’aumento di sopravvivenza determina un incremento delle persone sieropositive viventi che sono almeno 140 mila. Le nuove infezioni sono circa 3.500/4000 l’anno.
– Cresce l’età degli ammalati – Se nel 1988 l’età media degli ammalati era di 29 anni per i maschi e 27 per le femmine, nel 2008 si arriva rispettivamente a 43 e 40 anni.
– Diffusione tra gli stranieri – Nel 1993 rappresentavano meno del 3% dei casi segnalati ma oggi sono oltre il 22%.

Secondo Gianni Rezza del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità:

In Italia, come nel resto del mondo occidentale, il fenomeno HIV/AIDS si presta ormai a una doppia lettura.
Una faccia della medaglia, quella positiva,
ci dice che l’incidenza di AIDS (la malattia conclamata), che aveva toccato una punta massima di oltre 5500 nuovi casi nel 1995, è andata declinando a partire da metà del 1996.
Ad oggi, sin dall’inizio dell’epidemia, i casi segnalati sono 60.346 (60.788 se si aggiusta per il ritardo della notifica), di cui 977 (1330 aggiustati per il ritardo) diagnosticati nell’ultimo anno. Dal momento che il numero di decessi (circa 200) è stato inferiore a quello dei nuovi casi, la prevalenza di persone viventi con AIDS nell’ultimo anno è in aumento (si stimano oltre 21.500 pazienti viventi con AIDS).
La diminuzione dei nuovi casi di AIDS non è da attribuire a una diminuita incidenza delle nuove infezioni da HIV, quanto piuttosto all’effetto della terapia antiretrovirale combinata. Il trattamento, infatti, ha rallentato la progressione della malattia (la durata del tempo di incubazione dell’AIDS, che era di circa 10 anni, oggi è almeno raddoppiata), riducendo sia il numero dei pazienti che evolvono in fase conclamata che il numero dei decessi.
Esiste, però, l’altra faccia della medaglia.
L’aumento della sopravvivenza determina un incremento del numero delle persone sieropositive viventi (ne stimiamo, oggi, almeno 140.000), e una parte di queste continua ad avere rapporti sessuali non protetti, magari perché inconsapevole del proprio stato di contagiosità. Ciò può contribuire alla diffusione dell’infezione, come testimoniato dall’elevato numero di nuove infezioni (circa 3500/4000 l’anno) che si stima si verifichino ancora in Italia.
Cambia l’epidemia e si modificano anche le caratteristiche delle persone colpite.
Innanzitutto, aumenta l’età delle persone con AIDS: se nel 1988 la mediana era di 29 anni per i maschi e 27 per le femmine, nel 2008 si arriva rispettivamente a 43 e 40 anni.
Cambiano anche i fattori di rischio: la proporzione dei casi attribuibili alla tossicodipendenza è diminuita dal 66% prima del 1997 al 25% nel 2007-08, mentre i contatti eterosessuali sono passati nello stesso periodo dall’15% al 45%.
Aumentano gli stranieri: questi rappresentavano meno del 3% dei casi segnalati prima del 1993 ma oltre il 22% oggi.
Questi trend sono ancora più accentuati quando ci si riferisce alle nuove diagnosi di sieropositività per HIV, ovverosia a persone che, a differenza dei casi di AIDS, hanno acquisito l’infezione più recentemente. Fra queste, la tossicodipendenza conta per meno del 10% dei casi, mentre la proporzione di nuove diagnosi in stranieri si avvicina al 30% dei casi.
Ma il fenomeno più inquietante consiste nell’incremento delle persone che scoprono di essere sieropositive solo al momento della diagnosi di AIDS, ovvero in uno stadio di malattia molto avanzato.
La percentuale degli “inconsapevoli” è aumentata dal 21% nel 1996 al 60% nel 2008. Questo dato suggerisce che una parte rilevante di persone infette, soprattutto fra coloro che hanno acquisito l’infezione per via sessuale, ignora per molti anni la propria sieropositività: ciò gli impedisce di entrare precocemente in trattamento e di adottare quelle precauzioni che potrebbero diminuire il rischio di diffusione dell’infezione.
In conclusione, l’epidemia di HIV/AIDS non diminuisce, piuttosto si modifica. I sieropositivi vivono più a lungo e meglio, grazie alle nuove terapie che mantengono l’infezione quiescente, ma le dimensioni dell’epidemia aumentano, a causa dell’abbassamento della guardia conseguente alla bassa percezione del rischio di contrare l’infezione, soprattutto per via sessuale.
In un’epoca di bassa attenzione per l’AIDS, è quanto mai necessario programmare adeguati interventi di prevenzione.

Da “Helpaids” relativamente alla situazione in Europa:

L’infezione da HIV/AIDS è molto diffusa in Europa, ponendo molti problemi di salute pubblica. Si stima che nel continente oltre 2,4 milioni di persone siano affette da HIV, di cui 740 mila nell’Europa centrale e occidentale e 1,7 milioni nell’Europa orientale e nell’Asia centrale.
Secondo i dati dalla rete di sorveglianza EuroHiv, riportati in un recente studio pubblicato su Eurosurveillance, in Europa nel 2006 sono stati segnalati poco meno di 87 mila nuovi casi di infezione da HIV. I Paesi con tassi di incidenza (nuovi casi per milione di abitanti) più alti sono: Estonia (504), Ucraina (288), Russia (275) e Portogallo (205).
L’OMS divide la regione europea in tre sotto-regioni: occidentale, centrale e orientale.
In Europa occidentale
i nuovi casi di HIV sono stati 25.241, con un’incidenza di 82,5 per milione di abitanti. La modalità di trasmissione principale del virus è risultata essere quella sessuale, in particolare eterosessuale, sebbene rimanga alto il numero di casi trasmessi tra omosessuali maschi. In oltre un quinto dei casi la modalità di diffusione è sconosciuta o non riportata.
In Europa centrale i nuovi casi di HIV segnalati nel 2006 sono stati 1.805, con una incidenza di 9,4 per milione di abitanti. La principale modalità di diffusione dell’infezione è stata quella sessuale, in particolare eterosessuale (52%). In oltre un terzo dei casi la modalità di diffusione è sconosciuta o non riportata.
In Europa orientale nel 2006 sono stati riportati 59.866 nuovi casi di HIV, con un’incidenza di 210,8 per milione di abitanti. In quest’area l’epidemiologia dell’infezione ha caratteristiche diverse dalle altre due: il 27% dei nuovi casi è relativa a giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni e il 41% a donne. La modalità di trasmissione è sconosciuta nel 40% dei casi, nel 37% in seguito all’utilizzo di siringhe infette e nel 22% è legato a rapporti eterosessuali. 
              
Il ‘Washington Post’ anticipa i risultati di un rapporto epidemiologico nel quale emergono percentuali di contagio africane, riferite agli Stati Uniti. Il 3% degli abitanti della capitale ha l’Aids o l’Hiv, il che significa 2984 malati ogni 100.000mila abitanti. Altissima la percentuale di rapporti non protetti e di rapporti dove il partner malato era a conoscenza della sua malattia.

Poi le informazioni riportate da Notiziegay, che parla della situazione in Cina, che va deteriorandosi rapidamente:

Nei primi nove mesi del 2008 sono morte in Cina per HIV, AIDS o malattie correlate 6.897 persone. Questo numero molto alto di vittime mette, per la prima volta, questo virus mortale in cima alla lista cinese delle cause di morte per infezioni, superando malattie come tubercolosi e rabbia. L’Agenzia Xinhua News, riportando le parole del ministro della Salute cinese, ha fornito questi nuovi dati. La World Health Organization (WHO), venuta a conoscenza della notizia, ha prontamente avvertito che l’epidemia è destinata drammaticamente a diffondersi in tutta l’Asia con maggiore incidenza se i Paesi interessati non inizieranno a controllare e monitorare i rapporti sessuali uomo-uomo.
…(In Italia) il punto è che il virus dell’Hiv è sempre più una malattia sessualmente trasmessa, diminuiscono i tossicodipendenti, ma la contraccezione non decolla. Per il Family Planning Worldwide 2008, siamo ultimi tra i Paesi sviluppati nella top ten sull’uso di contraccettivi: li adotta il 39,2% dei giovani, contro l’85,9% dei cinesi. Risultato: le malattie a trasmissione sessuale avanzano.
Anche l’età media sale: 43 anni per gli uomini, 40 per le donne. Si infettano quindi di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. In molti casi, non sanno di essere infetti. Non pensano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando “scoppia” l’Aids.

Le informazioni che ho riportato non hanno bisogno di particolari commenti.
Non si deve affatto trascurare l’Aids,
nè da parte delle autorità sanitarie nè da parte dei mass media, non solo relativamente alla situazione in Italia, a noi ovviamente più vicina e nei confronti della quale è evidente che il nostro interesse sia maggiore, ma anche nei confronti di ciò che avviene in altri Paesi, anche molto lontani dall’Italia, perchè non devono, o almeno non dovrebbero esistere, almeno, per quanto concerne la salute e le possibilità di guarigione dalle malattie, Paesi di serie A e Paesi di serie B.
E’ una mia “pia” illusione?

NON SI MUORE PIU’ DI AIDS (…O NO?!)ultima modifica: 2009-11-30T12:55:00+01:00da paoloteruzzi
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