Molte nuove povere straniere e italiane fra le donne in difficoltà accolte dal gruppo Abele

Molte nuove povere straniere e italiane fra le donne in difficoltà accolte dal gruppo Abele

Paolo Borrello 23 dicembre alle ore 6.48 Rispondi
Ti invio un comunicato scritto da Manuela Battista dell’ufficio comunicazione del gruppo Abele presieduto da don Ciotti.
Ciao a presto, ti auguro buone feste e soprattutto un 2010 almeno un po’ più positivo del 2009.
Paolo Borrello

Sono soprattutto ultraquarantenni colpite da una separazione o dalla perdita di lavoro le italiane che arrivano al servizio aperto dal Gruppo Abele per le donne in difficoltà. Nell’ultimo anno, una trentina circa le “nuove povere” che per la prima volta si sono rivolte al servizio. Un numero che si somma a quello delle molte straniere indigenti o al limite dell’indigenza, soprattutto africane e provenienti dall’est europeo.
La crisi economica morde l’Italia e si fa sentire con tutto il suo peso anche in Piemonte. In un anno nel nostro paese hanno perso il lavoro oltre 500mila persone, 73mila nella sola Torino. Una situazione che sta portando fra i torinesi lo sviluppo di forme di povertà che finora avevano interessato più gli immigrati stranieri che gli italiani. Il trend emerge con chiarezza anche dai dati dei servizi di “bassa soglia” del Gruppo Abele, che in genere sono in contatto con situazioni legate alla dipendenza o al disagio psichico, ma a cui negli ultimi anni (e ancor più nell’anno che si sta concludendo) si sono affacciate persone che passo dopo passo, magari anche solo per un evento traumatico come una separazione o la perdita temporanea del lavoro, sono scivolate nella povertà. Questo vale in particolar modo per la “Drop House” di via Pacini 18, servizio che accoglie donne in difficoltà, partito un anno e mezzo fa proprio per far fronte a bisogni di questo tipo, emersi andando a vedere i nuovi ingressi al dormitorio del Gruppo Abele. Nell’ultimo anno sono almeno 30 le donne italiane “semplicemente povere” che si sono rivolte per la prima volta al dormitorio e alla Drop House. Trenta nuovi contatti a cui si sommano anche quelli già attivati nei mesi precedenti. E a cui si aggiungono le tante straniere in povertà (soprattutto africane – in particolare madri marocchine e ragazze nigeriane vittime di violenza e tratta delle persone – e donne provenienti dall’est europeo, soprattutto dalla Romania), per un totale di oltre 200 nuovi ingressi nel 2009 (88 le donne africane, 66 quelle in arrivo dall’est dell’Europa, 57 italiane). Tutte donne povere o perché immigrate o perché messe alle strette dalla crisi.
«Al dormitorio, che in genere è frequentato da donne con problemi di dipendenza o da migranti, negli ultimi anni abbiamo visto diventare sempre più numerose le italiane “povere”», spiega Cristina Masino, referente della Drop House. «Sono in genere ultraquarantacinquenni che per la prima volta nella loro vita si sono trovate in condizione di indigenza assoluta, senza un tetto sotto cui dormire». Persone senza situazioni di particolare disagio sociale o mentale alle spalle. «Arrivano a noi nel momento del bisogno più estremo e chiedono ospitalità. Tuttavia sappiamo che superata questa fase di emergenza, avranno bisogno di reintegrarsi, di trovare una nuova sistemazione abitativa, un lavoro».
Fra gli obiettivi della Drop House c’è il favorire l’uscita dalla condizione di isolamento e disorientamento in cui le donne si trovano, dando loro strumenti per ripartire: «Molte, e soprattutto le italiane, non sanno quali servizi sul territorio possono utilizzare e allora, concretamente, le accompagniamo in ambulatorio per controlli medici, le indirizziamo ai centri per l’impiego o ai corsi per l’alfabetizzazione o per la formazione e l’istruzione». Continua Masino: «Anche tra le donne straniere che frequentano la Drop House c’è una condizione di indigenza, ma a differenza delle italiane, arrivano tramite il passaparola, perché trovano nel quartiere stesso in cui vivono un luogo più caldo e meno fatiscente delle loro abitazioni in cui stare con i loro bambini». Per le straniere non in possesso di un permesso di soggiorno non c’è possibilità di iscrivere alla scuola materna o al nido i loro figli e perciò nella Drop House si è creato un piccolo gruppo di auto-aiuto: le mamme a turno guardano i bimbi delle altre, così da poter svolgere lavori o commissioni. «Spesso le italiane che si fermano per la notte al dormitorio vengono poi in Drop House», spiega Serena Paini, operatrice presso entrambi i servizi del Gruppo Abele. Persone che non hanno un posto dove andare, né di notte, né durante il giorno e quindi passano dal dormitorio, che ospita anche altri tipi di disagio. «Le donne che provengono dall’est Europa lavorano spesso come badanti e per questo, può capitare che una volta perso il lavoro, perdano anche il posto presso cui dormire. Così tornano, ciclicamente, anche se in oltre dieci anni di apertura del dormitorio, abbiamo notato che la maggior parte di loro riesce a sistemarsi in maniera più stabile oppure decide di rientrare al proprio paese. Le donne nigeriane arrivano spesso da noi indirizzate dai servizi del Gruppo Abele che si occupano di vittime di violenza e tratta, come il Numero verde (800 290 290 Ndr), ma anche dagli sportelli di consulenza giuridica per la richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari dell’Inti».

Molte nuove povere straniere e italiane fra le donne in difficoltà accolte dal gruppo Abeleultima modifica: 2009-12-26T01:13:29+01:00da paoloteruzzi
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