giornata mondiale della salute mentale

10 ottobre 2011 – “Giornata Mondiale della Salute Mentale”

 
 
 
“Una Grande Spinta per la Salute Mentale” La “Giornata Mondiale della Salute Mentale”, il 10 ottobre, è dedicata a sensibilizzare il pubblico su un tema correlato: “una grande spinta per…
 
 
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Fondazione Nuova Specie: parte il progetto FAAMA – Affidamento di soggetti con psicosi a famiglie. Presentazione Mercoledì 12 Ottobre

 
 
 
Ricevo e diffondo COMUNICATO STAMPA DEL 10 OTTOBRE 2011 “PROGETTO FAAMA”: AFFIDAMENTO DI SOGGETTI CON PSICOSI A FAMIGLIE FORMATE AL METODO ALLA SALUTE, UN TRATTAMENTO CHE NON PREVEDE L’USO DI…
 
 
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A Firenze eventi per la salute mentale

 
 
 
Torna il mese per la tutela della salute mentale Un mese di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche legate alla tutela della salute mentale. Anche quest’anno torna l’ormai tradizionale…
 
 
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Quando lo sport fa bene al corpo e alla mente. Seminario a Parma

 
 
 
“Abili allo sport”: seminario il 10 ottobre Quando lo sport fa bene, al corpo e alla mente. Ne è la prova l’esperienza del gruppo sportivo dell’AUSL, insieme all’associazione Và Pensiero,…
 
 
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Nella giornata mondiale della salute mentale si fa il punto sullo “scioccante tasso di suicidi fra gli indiani brasiliani”

 
 
 
PSICHIATRIA: 10/10 GIORNATA SALUTE MENTALE, BOOM SUICIDI TRIBU’ BRASILE Si celebra il 10 ottobre la giornata mondiale della salute mentale e Survival International richiama l’attenzione sullo ”scioccante tasso di suicidi…
 
 
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10 ottobre 2011: GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

 
 
 
LOMBARDIA – BASILICATA – VENETO Majorino: “Giornata mondiale salute mentale: importante occasione di incontro e confronto” Hanno partecipato alla conferenza stampa Alessandro Massi, coordinamento delle associazioni milanesi che si occupano…
 
 
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Stretta agonia vigilata

 
 
 

stretta agonia vigilata

 
 
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Dall’OPG di Reggio Emilia, un nuovo numero di Effetà

 
 
 

Buondì, nuovoEffatà, strumento di dialogo dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia, esce con un nuovo numero!! Tra le tante cose troverete un’intervista a un volontario, un approfondito articolo sull’istituzione OPG, poesie, riflessioni e non solo… perché scambiare parole tra dentro e fuori è fondamentale!!

Invitiamo tutti a leggere il numero 4 di ottobre 2011:

sfoglia il giornale

download pdf

Un parere, un consiglio o un’impressione ci farà piacere!

Un saluto,

Redazione nuovoEFFATA’

O.P.G. Reggio Emilia

effata.opg.re@gmail.com

effataopgre.wordpress.com

 
 
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Giornata Mondiale della Salute Mentale: Da soli non si cura

 
 
 

patente di mattodi Enrico Baraldi e Alberto Romitti*

E’ un fatto recente che si rivolgano agli psichiatri o alle autorità della legge persone che hanno subito mobbing sul lavoro o stolking nella vita privata. Nessuno ha sfiorato loro un capello eppure la loro esistenza è sconvolta da una pressione psicologica indebita e la quotidianità diventa un inferno.

D’altra parte a chi subisce un incidente è ormai riconosciuto un congruo risarcimento anche per il “danno psicologico” e per il “danno morale”, che non solo si aggiungono, ma anzi meglio definiscono e completano l’invalidità fisica.

Il concetto di “salute mentale” è dunque entrato a pieno titolo nella vita di tutti e chi la sente minacciata rivendica il diritto e la protezione, chi ne ha subito un attacco pretende una riparazione.

Spesso colui che si rivolge all’operatore psichiatrico mette in evidenza fin da subito il bisogno che tutti abbiamo di “salute mentale”: “Non c’è un senso alla mia vita” – sussurra il depresso – , “La televisione parla di me e la mafia internazionale ha cambiato i miei genitori” – afferma perentoriamente la persona con sintomi deliranti – , “ …Sono tentato di fare del male a mio figlio che è ciò che amo di più al mondo” – conclude il genitore ossessivo – .

Altre volte sono i familiari stessi del paziente a rimandarci il vuoto e l’angoscia che compromettono la loro “salute mentale” nella vicinanza a un congiunto per il quale sembra persa la speranza.

Quasi mai si pensa alla “salute mentale” di quanti per professione operano nella psichiatria. Eppure queste persone, psichiatri, psicologi, infermieri, educatori e assistenti sociali, sono in continuo contatto con una sofferenza psicologica profondamente coinvolgente: quante volte capita che si “portino a casa“ le vicende cliniche e umane dei pazienti !

Talvolta vengono individuati come inadeguati o poco responsabili e divengono oggetto di critiche che, almeno in parte, hanno il senso di fornire una qualche spiegazione nei confronti di un dolore troppo difficile da accettare.

Più spesso di quanto si possa pensare, essi stessi sentono di essere poco “attrezzati” di fronte a sofferenze che hanno ancora, nonostante i progressi delle neuroscienze, della psicofarmacologia e delle diverse teorie psicologiche, qualcosa di indecifrabile, misterioso e talmente complesso da coinvolgere livelli personali, familiari e sociali degli operatori stessi oltre che dei loro pazienti.

Invece uno strumento fondamentale della cura, è la fiducia in se stessi e nella capacità di contenere quel “grande disordine sotto il cielo” che il contatto con la malattia mentale evoca in ognuno, perché va a sfiorare proprio la sofferenza che ciascuno si porta dentro. Paradossalmente si potrebbe affermare che la preparazione degli operatori della salute mentale si basa in qualche modo sulle loro debolezze: è attraverso la consapevolezza delle proprie difficoltà che ci si avvicina a quelle degli altri.

Gli operatori della psichiatria, come tutti coloro che lavorano nella sanità, devono avere i loro sistemi di “difesa”, anche perché lo strumento più importante che utilizzano è la loro stessa “salute mentale” . Per mantenere vivo ed efficiente questo strumento si formano e si informano e soprattutto condividono nel gruppo di cura le loro preoccupazioni per elaborarne opportunità per il paziente. Infatti alla capacità di comprensione deve conseguire un saper agire creativamente, cercando alleanze e risorse, non da ultimo nei loro pazienti che sono portatori di storie e vicende umane impensabili, ma anche di capacità rigeneranti.

Si sostiene che per lavorare bene sia indispensabile avere una duplice fede: l’una comporta la fiducia nelle proprie capacità, nel proprio intuito e nel processo di cura che si mette in atto; l’altra può essere intesa più in senso stretto, come fede religiosa, politica o sociale, purché non divenga a sua volta una “difesa” che comporta scelte preordinate e sempre uguali, o rimandi consolatori a un aldilà nel tempo e nello spazio.

Ma è altrettanto vero che da soli gli operatori psichiatrici non possono essere in grado di salvaguardare la loro “salute mentale” e rischiano perciò di perdere il loro valore terapeutico. Per questo cerchiamo azioni condivise con la società civile e forse, ancora di più, parole di collaborazione. Non c’è infatti ricerca di “salute mentale” che possa essere di alcuni e non di altri, di alcuni a discapito di altri o di alcuni contro altri.

E’ questo il senso che, dall’esperienza di lavoro quotidiano con quanti collaborano con noi, vorremmo trasmettere alla nostra comunità nella Giornata Mondiale della Salute Mentale.

* Dirigenti medici psichiatri, Centro Psico Sociale di Mantova

 
 
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Dall’Anpis: firmato l’accordo di cooperazione Ancona-Buenos Aires

 
 
 

anpislunedì 3 ottobre a Mar del Plata (Buenos Aires) è stato firmato un importante accordo di cooperazione tra la Provincia di Ancona e la Provincia di Buenos Aires, nel corso della manifestazione sportiva “Los Juegos 2011″ che vede ospite una delegazione di marchigiani.

Di seguito il comunicato stampa:

Nella città argentina di Mar del Plata una delegazione di marchigiani ha partecipato alla manifestazione sportiva “Los Juegos 2011”

Le Province di Ancona e Buenos Aires unite per la tutela dei diritti e la promozione della salute mentale. Si è concretizzato lunedì 3 ottobre, l’accordo di cooperazione internazionale tra le due Istituzioni, grazie al viaggio che ha portato una settimana fa 12 persone dalle Marche (Ancona e Pesaro) all’Argentina. Da ieri l’accordo presenta la firma del presidente Anpis Marche Roberto Grelloni, delegato dalla presidente della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande e del Secretario de Deportes provincial (assessore allo Sport provinciale) di Buenos Aires Alejandro Rodríguez che durante la conferenza stampa a Mar del Plata (dove è in corso la manifestazione sportova Los Juegos 2011), ha dichiarato: “Lo sport per noi è un diritto fondamentale e inalienabile, sullo stesso piano del diritto alla vita e al lavoro. Vogliamo esaltare la partecipazione, non la competizione, e l’evento Los Juegos, giunto alla ventesima edizione, è una tappa fondamentale di questo percorso”.

“Sono dieci anni che viaggio in Argentina -ha affermato Grelloni- per portare qui l’esperienza italiana dell’associazione Anpis. E’ davvero possibile dare una vita più dignitosa alle persone che soffrono di problemi di salute mentale, in questo senso lo sport è uno strumento straordinario”. Presenti all’importante appuntamento i membri della delegazione marchigiana tra cui Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport e rappresentante del Csi (centro sportivo italiano), Massimo Narcisi, vicepresidente Csi Marche, Laura Pergolesi, consigliera di parità della Provincia di Ancona. E ancora la delegazione Anpis Ancona dell’associazione “Solidalea” di Montedago e la delegazione Anpis Pesaro dell’associazione “Tipi Tosti”.

“Questo progetto di cooperazione tra le due Province è all’avanguardia nel promuovere un modello di sport educativo -ha sottolineato Costantini- il Csi marchigiano è orgoglioso di partecipare. Lo sport è uno straordinario strumento educativo ma deve superare la mentalità competitiva e rimettere al centro la persona umana e il valore della vita. E’ importante più che mai puntare sulla formazione, rivolta sia ai formatori sia agli educatori”.

Ufficio stampa Anpis Marche

Ilaria Traditi

cel 3290131428

 
 
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Ennesima udienza sul caso Mastrogiovanni: 4 ottobre 2011

 
 
 

COMITATO VERITA’ E GIUSTIZIA PER FRANCESCO MASTROGIOVANNI

Vallo della Lucania (SA) – 4 ottobre 2011 ore 14 circa – Nel giorno in cui sarebbe caduto l’onomastico di Francesco Mastrogiovanni, presso il Tribunale di Vallo della Lucania (SA), riprende il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania (SA) rinviati a giudizio per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, avvenuta nella notte del 4 agosto 2009, dopo un TSO illegittimo e illegale e quattro giorni di contenzione continua, immotivata ed illegale.

La Presidente del Tribunale, Dr.ssa Elisabetta Garzo inizia l’appello e per diciotto volte, dopo il nome e cognome di ogni singolo imputato, aggiunge «libero assente», «libero presente» e di seguito il nome di uno o più avvocati. Moltissimi imputati continuano ad essere contumaci.

Anche oggi, e nonostante la disposizione impartita ai carabinieri di accompagnamento coattivo, l’ultimo teste del P.M. Dr. Renato Martuscelli, non si è presentato. Il PM Martuscelli e i legali degli imputati hanno chiesto che la procedura venga rinnovata per la prossima udienza. Non è stata accolta la richiesta di tener conto della situazione di malattia in cui versa il teste, dando per acquisite le deposizioni già rese alla polizia giudiziaria.

Nell’udienza odierna, con esclusione del medico legale Di Stasio la cui deposizione è stata rinviata alla prossima udienza che si terrà il 18 ottobre, sono stati sentiti i testimoni indicati dall’avvocatessa Caterina Mastrogiovanni, legale della famiglia del defunto. Nell’udienza del 18 ottobre ci sarà anche l’interrogatorio di Licia Mazzarella Musto, la proprietaria del campeggio nel quale trascorreva le vacanze Mastrogiovanni e alla quale Mastrogiovanni chiese profeticamente: «Non mi fate portare all’ospedale di Vallo, perché lì mi uccidono!»

Palesemente irrilevanti le deposizioni del direttore amministrativo e del responsabile del personale amministrativo.

Se, in una precedente udienza il dr. Giuseppe Ortano, psichiatra di Aversa, aveva affermato: «La contenzione è un reato. Soltanto nel caso previsto dall’art. 54 del c.p. può essere praticata e per il tempo strettamente necessario», oggi, invece, il dr. Pantaleo Palladino, in qualità di direttore sanitario dell’ospedale di Vallo della Lucania, ha ribadito: «Il TSO è contenzione… La contenzione è un sistema di terapia… La contenzione nel reparto di psichiatria veniva praticata perché si acquistavano le fascette di contenzione… Non sono a conoscenza di contenzione fuori regola…». Il dr. Palladino arriva anche a giustificare la contenzione di Mastrogiovanni, sostenendo che era un violento. La sua affermazione viene smentita dal video – che dice di non aver visto, tranne gli spezzoni trasmessi dalle tv nazionali – nel quale però si vede una persona tranquilla e collaborativa che viene legata per non essere sciolta se non dopo la morte. I membri del Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni consigliano amichevolmente al dr. Palladino di guardarlo attentamente quel video, magari – non ce ne voglia -sforzandosi di pensare che la persona legata è un suo amico o addirittura un suo familiare e solo dopo ci ripeta che la contenzione è una terapia…

Purtroppo la deposizione del direttore sanitario prova in maniera chiara ed inequivocabile che la contenzione era il «sistema» adottato nell’ospedale di Vallo della Lucania e testimonia che ne fosse a conoscenza anche la direzione sanitaria, rendendosi in tal modo corresponsabile di questo metodo che non è affatto una terapia, ma una tortura, che nel caso di Francesco Mastrogiovanni è stata addirittura prolungata anche oltre la morte, avvenuta sei ore prima di essere slegato, quando ormai il suo cadavere era freddo. Nel corso dei precedenti interrogatori è risultato che la contenzione veniva praticata regolarmente a tutti i pazienti, uomini e donne, in trattamento obbligatorio e finanche volontario. Insomma i medici di quel reparto, calpestando la loro scelta professionale e scientifica, invece di usare le medicine usavano i legacci immobilizzando e torturando i pazienti. Esattamente come si faceva al tempo delle caverne, come si faceva al tempo del Medio Evo… Per i medici del reparto di psichiatria e per la dirigenza dell’ospedale di Vallo della Lucania il tempo della scienza e della medicina si è fermato al Medio Evo!..

L’altra questione affrontata è quella delle ferie del dr. Michele Di Genio, comunemente ritenuto primario del reparto di psichiatria. Per il dr. Pantaleo Paladino il dott. Di Genio è tutt’altro! All’epoca dello svolgimento dei fatti è il responsabile del Dipartimento di salute mentale dell’ASL e come tale non è tenuto a chiedere le ferie alla direzione sanitaria come tutti gli altri operatori sanitari, medici ed infermieri, ma alla direzione dell’ASL, al direttore generale dell’ASL (che all’epoca era Saracino). Solo gli altri medici e gli infermieri del reparto sono tenuti a presentare domanda alla direzione sanitaria; non vengono protocollate, ma solo acquisite agli atti, sottolinea il dr. Palladino. Però, in una precedente udienza, si è parlato di una domanda di ferie del dott. Di Genio presentata e protocollata. Chi mente?

Probabilmente questa asserzione mira a sostenere che il primario dott. Di Genio non ha nessuna responsabilità per la morte di Francesco Mastrogiovanni, perché in ferie al momento della contenzione e della morte di Francesco. (La Cassazione con la sentenza del settembre 2010 non ha rettamente valutato la posizione del dr. Di Genio?). All’epoca dei fatti, risulta che il responsabile del reparto di psichiatria era un altro medico, ma sempre su nomina (non scritta) del responsabile del dipartimento, ovvero il dott. Di Genio.

Quando è chiamato a deporre l’avvocato Loreto D’Aiuto, familiare acquisito di Francesco, gli avvocati degli imputati si oppongono alla sua deposizione, accampando inesistenti conflitti, che l’avv. D’Alessandro vuol provare attraverso l’incartamento, ma sono documenti che non riesce a trovare e chiede tempo. L’avvocato D’Aiuto viene fatto allontanare, l’udienza prosegue con gli altri interrogatori e poi l’avv. D’Aiuto viene richiamato. Ma nonostante che l’avv. D’Alessandro è per oltre un’ora alla ricerca affannosa di documenti che dovrebbero impedire la deposizione del suo collega, non li trova, e ciò nonostante – appellandosi all’art. 197 del Cpp – continua a sostenere che l’avv. D’Aiuto non dev’essere sentito. Alla fine il presidente dr.ssa Garzo – dando la giusta interpretazione dell’art. 197 – stabilisce che non c’è nessuno ostacolo alla sua audizione. In una toccante deposizione l’avv. D’Aiuto riferisce di conoscere fin da quando erano entrambi studenti Francesco Mastrogiovanni e di averlo sempre frequentato e stimato, fino ad innamorarsi della cugina, l’avv. Caterina Mastrogiovanni, sua moglie, che siede al banco dei difensori e lo sta interrogando. Riferisce che la mattina del 4 agosto 2009, trovandosi a Vallo della Lucania per comperare un fascio di fiori e recarsi al cimitero del suo paese, perché ricorreva l’anniversario della morte della madre, fu raggiunto dalla telefonata della moglie, che lo avvertiva dell’improvvisa morte del cugino, ricoverato all’ospedale. L’avv. D’Aiuto alle 8,15 è già all’ospedale, appena mezz’ora dopo la constatazione della morte di Mastrogiovanni, scoperta alle 7,40. E’ il primo a recarsi all’obitorio dell’ospedale e dopo arriveranno il cognato e la sorella. La sua testimonianza è scioccante: «Sono stato il primo a giungere all’obitorio. Franco era completamente coperto da un lenzuolo bianco. L’ho scoperto e mi sono reso conto che era anche nudo e il suo corpo era martirizzato in modo terribile e agghiacciante. Presentava profondi lividi su tutto il corpo. Sono stato poi colpito dal comportamento dell’addetto all’obitorio che aveva fretta di vestire il cadavere di Franco e la cosa mi ha infastidito al punto di farla presente al dipendente dell’ospedale». L’avvocato ha aggiunto: «Franco non era pazzo! L’ho visto l’ultima volta solo qualche giorno prima del suo ricovero. Era venuto a salutarmi anche per salutare un nipote che trascorreva le vacanze presso la mia casa al mare. Assolutamente nulla che manifestasse che Franco non stava bene!». Alla fine della deposizione non c’è nessun avvocato tra i difensori dei diciotto imputati che ha voglia di fare solo mezza domanda all’avv. D’Aiuto.

Ci sarà giustizia per Franco Mastrogiovanni, a Vallo della Lucania, almeno da morto?

Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni

Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano

Per ulteriori informazioni, si può telefonare a

Vincenzo Serra 0974.2662

Giuseppe Galzerano 0974.62028

Giuseppe Tarallo 0974.963040

www.giustiziaperfranco.it

 
 
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La Terra è Blu – mercoledì 5 ottobre 2011

 
 
 

radio-180x180Oggi, a La Terra è Blu, è cominciata la nuova rubrica “Cronache dai Servizi“, l’operatore Luigi ci racconta il suo servizio e la storia di una signora francese …

In occasione della giornata della salute mentale, abbiamo segnalato alcune iniziative in programma nei prossimi giorni. Erveda Sansi ha presentato il MAD PRIDE, ovvero la giornata dell’orgoglio matto organizzata dalla rete europea dei sopravvissuti alla psichiatria (ENSUP): sabato 8 ottobre a Milano. Renzo de Stefani e l’UFE Maurizio hanno raccontato il raduno nazionale dell’associazione Parole Ritrovate che si svolgerà dal 6 al’8 ottobre a Treno. Infine, ospiti in studio, il gruppo dei Rari Eventi dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano che il 10 ottobre girerano per Milano sul tram della Salute Mentale. Da fare ce n’è!

http://www.radiopopolare.it/fileadmin/notiziario/terra_05_10_2011.mp3

 
 
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Anche a Torino, il 21 novembre, si parlerà di OPG

 
 
 

forum piemonte… “Un giorno successe una cosa meravigliosa in manicomio: ci apersero i cancelli, ci dissero che finalmente potevamo uscire. Dio! cosa successe dentro l’anima nostra. Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l’alba. E mi venne in mente, anzi ebbi la visione di santa Teresina che amava definirsi “piccola rondine di Dio”. In quel giorno scesi in giardino di corsa. Mi inginocchiai davanti a un pezzetto di terra e mi bevvi quel terriccio con una fame primordiale. Fu un giorno grande, il giorno della nostra prima resurrezione. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c’erano gli uomini. Ma, soprattutto, c’era il sole, questo grande investigatore che vede oltre, oltre anche i nostri corpi. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle”

(Da: Alda Merini: L’altra verità -Diario di una diversa)

Il documentario realizzato nell’ambito dell’indagine sulla salute mentale svolta dalla Commissione di inchiesta presieduta dal senatore Ignazio Marino, ha portato sugli schermi televisivi immagini di degrado e di sofferenza che hanno sconvolto molte coscienze e acceso i riflettori sulla realtà degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

È un mondo in cui, in condizioni spesso lesive della dignità umana, sono ristretti 1500 cittadini con disturbo mentale autori di reato (che potrebbero commetterne di nuovi e pertanto ritenuti socialmente pericolosi). È un mondo che tuttavia ha sempre sofferto di una rimozione culturale perfino più accentuata rispetto a quella che caratterizza il più vasto universo carcerario.

A parte gli operatori del settore, i soggetti e le realtà associative tradizionalmente attente ai temi dei diritti e della salute mentale, pochi sanno che negli Opg sono ristrette anche persone che hanno compiuto reati minori, e che la loro permanenza spesso si prolunga molto tempo dopo il venir meno delle esigenze di salute e di sicurezza, solo perché mancano sul territorio strutture di accoglienza e non sussistono i presupposti per un reinserimento.

Gran parte della società civile ignora che le sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e 2004 si sono pronunciate per la possibilità di trattamenti alternativi all’Opg in ogni fase e che il DPCM del 1 Aprile 2008, indicando le modalità e i criteri per il trasferimento dell’assistenza sanitaria in carcere dal Ministero della Giustizia al Ministero della Salute, ha definito le linee di indirizzo per un progressivo superamento e la chiusura degli Opg.

Il graduale percorso, da realizzare con un sistema territoriale di servizi e di presidi, è certo delicato e complesso, e chiama in causa i diversi livelli delle Istituzioni e le sofferenti politiche sociosanitarie dei territori.

A tre anni di distanza dalla Legge, esso appare ancora tutto in salita, e risente in maniera ancora più accentuata del ritardo che caratterizza la piena attuazione della riforma sanitaria in ambito penitenziario.

Eppure costituisce un obiettivo ormai indifferibile, per porre fine alle condizioni di degrado in cui vivono molti dei nostri concittadini, impossibilitati a far valere diritti costituzionalmente garantiti.

Ispirata dall’art. 32 della Costituzione ”la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, la campagna Stop Opg, tramite una vasta serie di iniziative, ha coniugato un importante impegno di sensibilizzazione e di denuncia con una piattaforma programmatica che coinvolge i diversi livelli della politica, la Magistratura di Sorveglianza, le Aziende sanitarie locali e Dipartimenti di Salute Mentale.

Il Forum per il diritto alla salute dei detenuti, la Fp-Cgil, la CGIL, che da anni combattono per un’assistenza sanitaria ai detenuti e internati coerente al dettato costituzionale e hanno avuto un ruolo determinante nel percorso riformatore della medicina penitenziaria, sono, con il Forum Salute Mentale e altre importanti realtà associative, promotori della campagna.

Una campagna che intende intensificare gli sforzi, dopo la recente risoluzione proposta dalla Commissione di inchiesta e approvata all’unanimità dal Senato, che impegna il Governo a una riforma del sistema della detenzione psichiatrica negli Ospedali psichiatrici giudiziari e alla loro chiusura.

La prevista realizzazione di strutture intermedie, e il miglioramento della vita all’’interno degli Opg, sono momenti importanti di un processo che deve avere comunque come obiettivo finale, e non ulteriormente procrastinabile, il superamento definitivo di una realtà obsoleta e un nuovo impianto legislativo.

Per questo è importante mantenere alta l’attenzione sui percorsi che ogni regione è tenuta a compiere per definire progetti di cura e di reinserimento riguardo ai propri cittadini ancora internati nei 6 Opg dislocati sul territorio nazionale.

L’iniziativa del 21 novembre, promossa dal Forum piemontese per il diritto alla salute dei detenuti, dalla Fp-Cgil Piemonte e dalla Cgil Piemonte, rinnova il periodico appuntamento con operatori, politici, amministratori, cittadini a vario titolo coinvolti e interessati al delicato tema della salute delle persone private della libertà.

L’obiettivo, stavolta, è di realizzare un’occasione di sensibilizzazione e approfondimento per la cittadinanza sul superamento degli Opg (particolarmente necessaria in una regione che non è sede di Ospedale Psichiatrico Giudiziario) di fare il punto sul percorso regionale avviato dall’apposita Commissione, di verificare criticità, risorse e potenzialità del territorio in merito all’ importante sfida che siamo tenuti a cogliere.

Perché tale ci piace considerarla. Il cammino che abbiamo intrapreso non deve costituire solo un insieme di doverosi adempimenti, ma può essere l’occasione per fare chiarezza su progettualità e competenze in campo di riabilitazione psichiatrica, per creare o riannodare la filiera di servizi e presidi che possano concretamente rendere la comunità civile di riferimento del paziente il luogo di cura individuato dalla legge Basaglia, per ridare al territorio un ruolo protagonista non solo nella prevenzione secondaria e terziaria, ma anche nella promozione dell’educazione sanitaria.

Combattere una doverosa battaglia che apparentemente riguarda solo i diritti di una fragile e minoritaria parte dei cittadini può rivelarsi in realtà una grande opportunità di crescita per il complessivo progetto di salute mentale della nostra regione.

Forum Piemontese,  CGIL Piemonte,  FP CGIL Piemonte

 
 
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Psichiatria Democratica sulla risoluzione del Senato per gli OPG

 
 
 

La risoluzione n° 6 sugli OPG approvata dal Senato nella seduta del 27 settembre scorso rappresenta un punto fermo e l’inizio di una nuova fase nella battaglia per la chiusura degli OPG.

Il punto fermo, da cui non sarà più possibile prescindere nelle future realizzazioni per la chiusura degli opg, stabilisce che “…le condizioni di vita e di cura all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari sono attualmente incompatibili con le disposizioni costituzionali in materia di diritto alla salute, libertà personale e umanità del trattamento, nonché con la disciplina di livello primario e secondario relativa alla sanità penitenziaria…”.

Davanti a così gravi condizioni non saranno sufficienti, in nessuno degli attuali istituti, interventi, pure necessari in questa fase transitoria, per adeguarli agli standard ospedalieri a livello nazionale e regionale: gli opg vanno chiusi e attivate con il coinvolgimento delle Regioni le strutture idonee a realizzare una gestione interamente sanitaria degli internati, con vigilanza, ove necessario, esterna del personale penitenziario.

Psichiatria Democratica rimarca comunque con forza che nessuno degli attuali OPG deve trasformarsi in nuovi OP, aboliti, è bene ricordarlo, dalla legge 180 fin dal 1978.

Dopo la delibera del Senato quindi l’intervento per la chiusura si sposta nel territorio a tutti i livelli – politico-amministrativo (Regione, DAP, EE.LL.) e sanitario (DSM) – a partire da quegli Istituti gìà parzialmente sequestrati dalla Commissione (Montelupo F.no e Barcellona P.G.).

Psichiatria Democratica in tutte le sedi riproporrà con forza le sue proposte, che tendono a smantellare, definitivamente, gli O.P.G. attraverso la creazione di piccole strutture di accoglienza e la definizione di progetti personalizzati significativi per l’inclusione sociale e lavorativa.

Al Governo chiediamo di fissare la data certa entro cui deve avvenire la chiusura degli OPG.

Alle Regioni rinnoviamo la richiesta di supportare i Dipartimenti di Salute con risorse umane ed economiche sufficienti e durature consentendo così di attivare programmi concreti a favore degli internati.

Alla Magistratura chiediamo di adoperarsi da subito per una applicazione evolutiva, di cui già esistono le premesse giuridiche, delle misure di sicurezza e di contribuire a riformare, come auspicato anche dalla delibera del Senato, l’attuale normativa sull’imputabilità e anche su questi temi non mancherà il nostro contributo di riflessione ed elaborazione.

La chiusura degli OPG è un impegno non ulteriormente rinviabile su cui occorre mobilitare tutte le risorse disponibili, non solo quelle tecniche, ma anche i cittadini che, come testimonia il successo della raccolta di firme per la chiusura degli opg promossa da PD, sono certamente sensibili e pronti a contribuire alla realizzazione di un progetto di civiltà e giustizia impegnativo come questo.

Ottobre 2011

 
 
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La risoluzione del Senato sugli OPG

 
 
 

Senato della Repubblica – 111 – XVI LEGISLATURA

610ª Seduta Assemblea – Allegato A 27 settembre 2011

 

(6-00087) (27 settembre 2011) n. 6 (testo 3)

Saccomanno, Bosone, Marino Ignazio, Mascitelli, Bianconi, Biondelli, Calabrò, Mazzaracchio, Gustavino, Galioto, Antezza

Approvata

 

Il Senato,

udite le comunicazioni del Ministro della Giustizia,

premesso che le condizioni di vita e di cura all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono attualmente incompatibili con le disposizioni costituzionali in materia di diritto alla salute, libertà personale e umanità del trattamento, nonchè con la disciplina di livello primario e secondario relativa alla sanità penitenziaria;

considerato che nell’ambito della relazione unanimemente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, nel mese di luglio 2011, sono enucleate diverse misure per conformare a Costituzione la disciplina e la prassi delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato;

preso atto della giurisprudenza della Corte costituzionale, a mente della quale le esigenze di tutela della collettività non potrebbero mai giustificare misure tali da recare danno, anzichè vantaggio, alla salute del paziente: e pertanto, ove in concreto la misura coercitiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario si rivelasse tale da arrecare presumibilmente un danno alla salute psichica dell’infermo, non la si potrebbe considerare giustificata nemmeno in nome di tali esigenze;

rilevato che la disciplina delle misure di sicurezza per gli infermi di mente autori di reato e` tuttora dettata da un testo normativo di epoca pre-costituzionale «caratterizzato da scelte assai risalenti nel tempo e mai riviste alla luce dei principi costituzionali e delle acquisizioni scientifiche» (Corte costituzionale, sentenza n. 253/2003);

visto il contenuto dell’ordine del giorno G1.100, accolto dal Governo nel corso della 461a seduta del Senato del 17 novembre 2010 e recante, tra l’altro, indicazioni impegnative: per la compiuta attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008; per l’adozione di misure legislative alternative alla detenzione dei malati psichiatrici negli ospedali psichiatrici giudiziari nel rispetto della legge n. 180 del 13 maggio 1978; per l’applicazione, nell’intento di giungere al superamento di strutture che ritenute sanitarie hanno ancora caratteristiche carcerarie e marginalmente terapeutico-riabilitative, della legge n. 180 del 13 maggio 1978 ai malati psichiatrici autori di reato;

ritenuto che le comunicazioni del Ministro riguardanti specificamente gli OPG, nella parte in cui recepiscono sostanzialmente le indicazioni rassegnate dalla Commissione di inchiesta succitata in sede di relazione all’Assemblea del Senato, possono fornire soluzioni idonee alla risoluzione delle problematiche del settore,

le approva in parte qua,

e impegna conseguentemente il Governo: ad adottare, nel rispetto delle procedure di leale collaborazione con le autonomie territoriali, atti di indirizzo e coordinamento, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 230 del 1999, volti a garantire, all’interno degli OPG, interventi urgenti e immediati di revisione ed adeguamento delle dotazioni di personale, dei locali, delle attrezzature, delle apparecchiature e degli arredi sanitari agli standard ospedalieri in vigore a livello nazionale e regionale;

a porre in essere urgentemente ogni necessaria attività istituzionale prodromica al recepimento della riforma della sanità penitenziaria da parte della Regione siciliana;

a dare compiuta attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1º aprile 2008, nella parte in cui prevede la necessaria realizzazione di tutte le misure e azioni indicate per la tutela della salute mentale negli Istituti di pena, con particolare riferimento all’attivazione di sezioni organizzate, o reparti, per gli imputati e condannati con infermità psichica sopravvenuta nel corso della misura detentiva che non comporti l’applicazione provvisoria della misura di sicurezza del ricovero in OPG o l’ordine di ricovero in OPG o in case di cura e custodia;

a monitorare in ordine all’attuazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti, con eventuale attivazione dei poteri sostitutivi previsti dall’articolo 120 della Costituzione nei casi di evidente e persistente inattuazione; nelle more del completo superamento dell’istituto dell’OPG, che resta l’obiettivo da perseguire quale scelta definitiva a regime,

a stipulare convenzioni con le Regioni sede di OPG, al fine di individuare strutture idonee ove realizzare una gestione interamente sanitaria dei ricoverati, secondo le esperienze rappresentate da Castiglione delle Stiviere e dalle strutture e dalle comunità assistenziali esterne agli OPG, così da consentire anche una razionalizzazione nell’utilizzo del personale penitenziario, da adibire esclusivamente alle funzioni proprie e di Istituto;

a porre mano, anche con provvedimento d’urgenza, alla legislazione di settore, valutando l’introduzione dei correttivi di seguito indicati: necessità che la sussistenza di infermità mentale e connessa pericolosità sociale sia accertata con l’ausilio di un collegio medico-psichiatrico, composto da almeno tre specialisti; necessità che con la pronuncia di proscioglimento penale per infermità psichica sia nominato un amministratore di sostegno con lo specifico incarico di provvedere alle necessità di cura del paziente; abolizione dell’istituto della misura di sicurezza provvisoria e sua sostituzione con la custodia cautelare in luogo di cura protetto; introduzione di un principio di proporzionalità tra durata massima della misura di sicurezza e durata della pena prevista per il fatto di reato; introduzione di un onere di specifica motivazione circa l’impossibilita` assoluta del Giudice di disporre, in ossequio al favor libertatis, una misura di sicurezza non custodiale; specificazione dell’obbligo giuridico dei Dipartimenti di salute mentale di prendere in carico gli internati per i quali risulti cessata la condizione di pericolosità sociale;

a considerare, nella prospettiva ormai non più procrastinabile di una complessiva revisione del codice penale, la possibilità di abolire l’istituto della non imputabilità per infermità mentale e dei suoi corollari giuridici, quale e` la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, che verrebbe sostituita dall’applicazione della pena, anche detentiva, prevista dalla legge.

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      La crisi mi ha portato al cambiamento. Il cambiamento mi ha portato alla crisi

       
       
       

      Le Parole Ritrovate logoModena, 28 ottobre 2011. Incontro nazionale di “Le Parole ritrovate”, le buone pratiche del fareassieme in Salute Mentale. Le Parole Ritrovate sono nate per far incontrare utenti e operatori, familiari e cittadini; credono nel valore del “fareassieme”, nel rispetto e nella valorizzazione dell’esperienza e perciò del sapere di ciascuno, nella costruzione di percorsi di salute mentale che appartengono a tutti.

       
       
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                giornata mondiale della salute mentaleultima modifica: 2011-10-10T22:59:00+02:00da paoloteruzzi
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