Carcere: problemi noti, soluzioni ignorate

 
15.4.2013
 Testata

Scritto da in Proposte, Riflessioni | da http://blog.leiweb.it/don-gino-rigoldi/

Tra i tanti problemi arcinoti delle carceri italiane, basta citarne due: le indegne condizioni di sovraffollamento – che alla pena da scontare aggiungono la tortura da subire – e la mancanza di attività educative in grado di recuperare alla comunità coloro che hanno scelto una strada sbagliata.

Chi propone un’amnistia o un indulto, sa bene che il problema non viene risolto ma solo spostato nel tempo. Chi invece propone la costruzione di nuove carceri, fa finta di ignorare che non ci sono soldi né per il personale né per gli edifici, oltre al fatto che ci vorrebbero anni per realizzarle.

Io credo che una soluzione seria sia alla portata di tutti, ma occorre la volontà di affrontare seriamente il problema e il coraggio di modificare due infauste leggi, le così dette “Fini Giovanardi” ed “Ex Cirielli”.

Nel primo caso, eliminando la distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”, l’effetto è stato quello di ingolfare gli istituti di pena, dentro ai quali il 37% dei detenuti è incarcerato per reati legati alla droga e di mettere nella stessa cella uno studente sprovveduto assieme a un navigato trafficante internazionale. Nel secondo caso l’effetto della legge è tremendo perché reintroduce la recidiva senza specificare con chiarezza il tipo di reato: rubi tre mozzarelle in tre momenti diversi e sconti oltre tre anni di reclusione. Non solo: la recidiva diventa spesso ostacolo alle misure alternative (percorsi rieducativi, progetti lavorativi e lavori socialmente utili, per fare alcuni esempi), l’unico modo per cercare di ottenere un detenuto in meno e un cittadino onesto in più.

C’è infine un’ulteriore grave stortura del regolamento giudiziario: ci sono reati, evidentemente lievi, per i quali l’attesa dell’ultimo grado di giudizio può avvenire fuori dal carcere. Oggi, anche dopo cinque anni dal reato, l’ultima sentenza, quella definitiva della Cassazione, può portare in carcere. Potrebbe sembrare ragionevole: bisogna pagare la pena una volta definitivamente accertato il reato. Ma quel che potrebbe sembrare ragionevole in teoria, talvolta diventa assurdo nella realtà concreta: al carcere minorile Beccaria, per esempio, erano arrivati due gemelli che tentarono – dico: tentarono – di rubare una bicicletta. In attesa del giudizio definitivo, hanno trovato un lavoro, una casa, degli affetti. Una vita che è riuscita a riprendere un percorso di normalità. Poi è arrivata la sentenza, dopo cinque anni, e hanno perso tutto con l’ingresso in galera.

È giusto pagare per un reato commesso, ci mancherebbe. Ma quando le condizioni carcerarie spengono ogni speranza e possibilità di rinascita, io credo che si debbano trovare alternative, in nome dell’articolo 27 della nostra Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“.

 

 

…….

Carcere: problemi noti, soluzioni ignorateultima modifica: 2013-04-22T11:32:37+02:00da paoloteruzzi
Reposta per primo quest’articolo