19/04/2012

Newsletter Gruppo Abele n. 4, aprile 2012


Centro Studi, Documentazione e Ricerche 


Newsletter n. 4, aprile 2012
Thu, 19 Apr 2012 08:28:13 +0000

25/08/2011

Servizi o Bonus? Welfare futuro tra libertà di scelta e autonomia delle persone

Servizi o Bonus? Welfare futuro tra libertà di scelta e autonomia delle persone

 
 
 

Avigliana (Torino), 20 - 22 ottobre 2011

Certosa Gruppo Abele
Via Sacra di San Michele, 51

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03/05/2011

Dipendenze e consumi. Le conclusioni del convegno del Gruppo Abele

da aduc droghe -
 
ITALIA - Dipendenze e consumi. Le conclusioni del convegno del Gruppo Abele
 
 
Notizia 
29 aprile 2011 15:36
 
Sovraffollamento carcerario, narcotraffico, prevenzione, trattamenti e riduzione del danno: dalla due giorni nazionale del Gruppo Abele su dipendenze e consumi arrivano forti denunce, ma anche proposte. Un doppio binario sul quale si sono mossi i lavori di oggi, che produrranno un documento finale relativo ad ogni tema affrontato dai 30 relatori e dai lavori che hanno coinvolto gli oltre 500 partecipanti. Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele, anticipa i contenuti del documento.
Seguiranno le dichiarazioni conclusive di don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele.
Carcere
Sono i numeri, più di tutti, a parlare chiaro: negli istituti penitenziari italiani ci sono 67.600 detenuti per 45.320 posti. Nelle carceri europee l’indice di sovraffollamento è pari al 99%, mentre in Italia è del 149%. Non solo: mentre nell’Ue la custodia cautelare tocca il 28,8% dei detenuti, nel nostro Paese si arriva al 41,7%. Con un aumento dei procedimenti pendenti pari al 28,8% e un vero e proprio crollo degli affidamenti terapeutici. “Chi oggi parla di detenzione sociale - spiega il  vicepresidente del Gruppo Abele -  non può purtroppo essere smentito”.
Ma come è possibile oggi evitare l’ingresso in carcere? “Servono anzitutto modifiche legislative - chiarisce Grosso - la Fini Giovanardi e l’ex Cirielli vanno riviste e cambiate. Ma serve anche una più completa applicazione dell’articolo 89 che consente di evitare la custodia ad una persona tossicodipendente sottoposta a processo per direttissima che abbia intenzione di sottoporsi a terapia. Una possibilità molto importante soprattutto per i giovani. I servizi, però, devono essere messi nella condizione di fare il loro lavoro in questo senso: supportare e seguire queste persone diventa indispensabile”.
La scarsità di risorse sta togliendo spazio anche alle misure alternative: “Sono sottoutilizzate - denuncia Grosso - i Sert non hanno più soldi, gli operatori non riescono a garantire continuità ai progetti”. E poi ci sono le persone straniere, per le quali molti giuristi parlano di “doppio ordinamento giudiziario: non hanno permessi premio né misure alternative. Per loro, il carcere, è più duro che per gli altri”.
Dal 2007 al 2010 in tutti gli istituti penitenziari del nostro Paese si registra un peggioramento drastico della qualità vita, complice la riduzione della spesa media annua. “Siamo passati – denuncia il Gruppo Abele -  dai 13.170 euro pro capite spesi nel 2007 ai 6257 euro nel 2010. La spesa è stata dimezzata, e questa riduzione ha effetti importanti e drammatici sulla qualità della vita nelle carceri. La condanna detentiva non priva il detenuto del diritto alla salute e cura: si tratta di una pena aggiuntiva arbitraria”. Oggi per ogni educatore ci sono 250 detenuti e solo il 25% delle persone in carcere ha accesso al lavoro, per qualche ora e a rotazione. “Esiste anche – chiude Grosso – un problema di rapporto tra “dentro e fuori”: il detenuto che esce spesso non ha residenza né diritti . C’è un reale, forte problema sanitario dell’uscita dal carcere di cui dobbiamo tener conto e su cui occorre lavorare”.
Narcotraffico
Il narcotraffico è l’affare illegale più redditizio al mondo e una delle voci più rilevanti dell’economia globale. Nel mondo vi sono interi Paesi strangolati dalle “narcocrazie”: in Messico, dal 2006, sono stati registrati 34mila omicidi, 15.273 vittime solo nell’ultimo anno, un morto ogni 34 minuti.
“In Russia - denuncia il Gruppo Abele - muoiono per droga 30mila persone all’anno, e in tutta Europa sono 10mila. Anche per questo oggi la lotta non può concentrarsi solo sui sequestri ma dev’essere lotta al riciclaggio: nessuno, oggi, traccia i soldi. Servono norme contro l’autoriciclaggio, ossia il reato di chi in Italia investe e reinveste i profitti derivanti da un atto illecito. Occorre andare nella direzione del superamento del segreto bancario, ratificare la convenzione di Strasburgo, estendere a livello europeo il riutilizzo sociale dei beni confiscati e uniformare i controlli doganali.
Prevenzione
Al di là delle prove di efficacia dei diversi interventi preventivi, su cui il dibattito è aperto e più che mai vivo, la due giorni di studio del Gruppo Abele ha evidenziato due problemi di base: il primo è quello relativo agli investimenti. “In Olanda - denuncia il vicepresidente dell’associazione - alla prevenzione è riservato l’ 1% degli investimenti, in Svezia  il 3%, mentre per l’Italia i dati non sono stati resi noti. Oltre alla scarsità dei fondi, esiste anche un  problema di continuità dei progetti: la prevenzione è efficace soltanto se è continua e durevole. Degli scarsissimi fondi usati oggi per la prevenzione, poi, si fa un uso inefficace, a forte rischio di effetto boomerang: basta vedere le ultime campagne in onda oggi sui network nazionali”.
La due giorni di studi, nel suo documento finale, ribadisce la necessità di una pluralità delle prevenzioni. “Informazione ed educazione - chiarisce Leopoldo Grosso - sono assi portanti, insieme alla cultura della comunità locale. La  prevenzione è sfida di vicinanza, e soprattutto offerta di opportunità”.
Trattamenti
Il convegno del Gruppo Abele ha espresso forte orgoglio per quello che i servizi in tema di trattamenti hanno saputo costruire in 35 anni di storia. “Quello dei trattamenti – chiarisce Grosso – è il più ricco, ma anche il meno integrato dei servizi. Una sorta di bellissimo impianto idraulico con tanta dispersione. Siamo certamente orgogliosi per la tenuta dei nostri servizi, ma sappiamo che questa tenuta non si è  tradotta nella rappresentazione sociale che ad esempio troviamo in Olanda”. Il sistema si è molto trasformato ma oggi – denuncia il Gruppo Abele -  è in fase di crisi per i tagli pesanti che delegittimano i servizi. “Sui territori si taglia come prima cosa proprio sui servizi di frontiera. I nuovi operatori, poi, sono precari e spesso con ritardi fortissimi sugli stipendi. Insomma non sono messi nelle condizioni di appassionarsi”.
Ribadita anche la necessità del protagonismo degli operatori, pur tra le difficoltà legate ai tagli. “Ciò non vuol dire - chiarisce Grosso - cancellare i vincoli giuridici, ma chiarire bene la distinzione dei ruoli di ciascuno”.
Riduzione del danno
La riduzione del danno non è mai stata accettata come “quarto pilastro” per la lotta alle dipendenze. “Storicamente scontiamo una difficoltà di rapporti tra cura e riduzione; mai siamo riusciti a creare una sinergia costruttiva, come tutta l’esperienza di questi anni dimostra. Vogliamo ribadire l’idea di una riduzione del danno come bene comune – ha detto Grosso -  che fa gli interessi di tutti ed è utile a tutti. Occorre far partire davvero una rete di riduzione del danno che diventi centro di riferimento culturale di elaborazione e proposizione”.  
È anche sulla necessità di un riequilibro dei costi economici che si è concentrata l’attenzione dei lavori: se in Olanda per i trattamenti vengono investite il 13% delle risorse per la lotta alle tossicodipendenze e in Svezia il 15%, per la riduzione del danno scendiamo rispettivamente al 9% e al 3%. “Per la repressione, invece – denuncia il Gruppo Abele - si concentrano il 76% degli investimenti”.
Quanto alla riduzione del danno sociale, si è tornato a parlare della proposta di concessione di residenza, anche solo nominale, per i senza dimora: “La concessione della residenza - chiarisce Grosso - segna un bivio importante tra inclusione ed esclusione. Siamo contrari alle liste dei “senza dimora” , che segnalano il forte emergere di percorsi di non inclusione”.
 
E se nel 2009, a Vienna, l’Onu ha ammesso “insoddisfazione per i risultati raggiunti dalla cosiddetta lotta alla droga”, è proprio da qui che il Gruppo Abele intende ripartire. “Occorre riequilibrare gli investimenti e pensare a nuove modalità per la lotta alle dipendenze - ha chiuso Grosso -  aprire una fase post proibizionista è una sfida possibile”.

Intervento conclusivo di Luigi Ciotti al convegno “Dipendenze e consumi. A 35 anni dall legge 685”
«Dobbiamo tornare a farci sentire». Questo l’appello di Luigi Ciotti agli oltre 400 operatori sociali presenti al convegno nazionale sulle dipendenze che si è concluso oggi alla Fabbrica delle “e”, la sede del Gruppo Abele a Torino. «Dobbiamo farci sentire e farci capire anche fuori dai nostri contesti, usare linguaggi accessibili ai “non addetti ai lavori”, come non sempre siamo stati capaci di fare in passato». Un’esigenza di comunicare tanto più forte perché, accanto alle forme “tradizionali” di dipendenza, la società fa oggi i conti con altre e più pericolose “droghe”: «La droga di una politica troppo spesso ostaggio dei privilegi dei singoli o di casta. La droga di un’economia che mortifica e spolpa i servizi sociali. La droga di un’informazione che, senza voler generalizzare, in molti casi non informa ma deforma, distrae, nasconde.» E ancora «La droga del lavoro senza sicurezza e diritti. La droga di una cultura che riduce tutto al metro del successo, della ricchezza e dei soldi. La droga della disuguaglianza accettata come una fatalità. La droga delle illusioni vendute come speranze.» Ma soprattutto, sottolinea don Ciotti, quella droga che ci impedisce di ribellarci e combattere tutte le altre: «la droga dell’indifferenza, dell’assuefazione, della rassegnazione».

Contro queste “nuove droghe”, e contro «la trasformazione delle questioni sociali in problemi penali, in temi di ordine pubblico», don Luigi chiama gli operatori dei servizi sociali – «pubblici e privati, senza differenze, perché tutti noi svolgiamo un servizio pubblico» – a scendere di nuovo nelle piazze e nelle strade, «che sono sempre state per noi il luogo di incontro con i bisogni e le fragilità delle persone, ma anche la nostra università, il nostro primo luogo di formazione». In quelle strade infatti «c’è una grande voglia di cambiamento, una grande rabbia positiva e propositiva che chiede solo di essere raccolta, di trovare progetto e parole credibili». «Oggi siamo qui – conclude allora don Ciotti richiamando la mobilitazione del Gruppo Abele che stimolò la nascita delle legge 685 – per ricordare e ricordarci, a 35 anni di distanza da quel digiuno, che la nostra fame di giustizia sociale, di dignità, di verità è ancora in gran parte da saziare».

29/12/2010

Centro Studi, Documentazione e Ricerche

Newsletter n. 12, dicembre 2010 | Centro Studi, Documentazione e Ricerche

PolSer di P. Ferrario | 29 dicembre 2010 at 09:36 | Categorie: Centro Studi Gruppo Abele | URL: http://wp.me/peMEr-3o5

Newsletter n. 12, dicembre 2010

Pubblicata la nostra Newsletter di dicembre (pdf 335 Kb).

grazie

20/10/2010

Animazione sociale n. 246, 2010

 

Paolo Ferrario segnala | 20 ottobre 2010 at 16:26 | Categorie: Animazione sociale | URL: http://wp.me/peMEr-2Ub

Nell'ultimo numero

intervista
Per non mancare l'appuntamento tra sé e il mondo
Come diventare giovani soggetti in una società complessa
Intervista a Salvatore Natoli a cura di Andrea Marchesi

studi
Partecipare alla vita comune
Una nuova immaginazione per generare democrazia e vita comune
Ivo Lizzola

prospettive
Per un welfare domiciliare sostenibile
Tracce per una discussione sull'assistenza familiare
in società sempre più anziane
Ebe Quintavalla

Inserto del mese
Accompagnare la ricerca/dialogo in gruppi fra genitori
Perché far gioco sulla parola?
Le possibilità e le ambivalenze dei gruppi genitori
I genitori apprendisti ricercatori
Ritrovare la funzione sociale della famiglia
A cura di Chiara Sità, Catherine Sellenet,
Anne-Marie Doucet-Dahlgren

metodo
Lavorare dando valore alle differenze
Tre nodi strategici nell'articolare convergenza e differenziazione
Antonella Morlini

luoghi&professioni
Quando si deve gestire la separazione
Le esperienze relazionali dell'«ultima volta»
Fabrizio Zuccabazar
discussione
Un manifesto per una stagione di impegno sociale e politico
Francesco Marsico

Far crescere «piccole voci» contro le vulnerabilità
Riccardo Guidi

diari
Quando il camice è troppo stretto
Alessandro Forneris

libri
Narrare storie, scrivere autobiografie, fare storia
Marina Galati

locande
Allegre tovaglie nella terra di don Diana
Giovanna Del Giudice

 

 

Gruppo Abele - Nell'ultimo numero.

 

ciao

22/09/2010

Animazione sociale n. 245, agosto/settembre 2010

Animazione sociale n. 245, agosto/settembre 2010

Paolo Ferrario segnala | 22 settembre 2010 at 19:56 | Categorie: Animazione sociale | URL: http://wp.me/peMEr-2Gf

Nell'ultimo numero

3 intervista
Gente che passa il confine dal subire all'agire
L'emergere di forme inedite di azione sociale
Intervista a Miguel Benasayag a cura di Paolo Bianchini

12 studi
La costruzione di un'area a elevata instabilità sociale
Alcune chiavi di lettura dei fattori sociali in gioco nell'impoverimento
Remo Siza

20 prospettive
Quale futuro per l'inserimento lavorativo?
Per una discussione sul ruolo della cooperazione di inserimento lavorativo
Federsolidarietà Confcooperative

30 Inserto del mese
Ri-animare la politica/1
Articolare la partecipazione in tempi di esodo dalla cittadinanza
Per una nuova alleanza tra sociale e politico
Cittadini invisibili in esodo silente dalla cittadinanza
Arricchire l'intelaiatura della democrazia
Spunti per dare un setting alla speranza
A cura di Gino Mazzoli
68 metodo
«L'estate era alle porte e mia sorella alla finestra»
Invito all'umorismo e alla creatività nelle professioni d'aiuto
Alberto Panciroli, Vincenza Nastasi, Stefano Valaguzza

79 strumenti
Il gruppo sollecita l'impegno delle persone?
Esercitarsi al lavoro di gruppo/4: la deindividuazione
Claudio G. Cortese, Pierluigi Garelli, Remigia Spagnolo

93 luoghi&professioni
Famiglie a sostegno di nuclei in difficoltà
I passi da percorrere per un affidamento della coppia «genitore-bambino»
Giovanna Merighi, Patrizia Ferrantini

102 bazar
discussione
Quanto restituiamo all'altro potere e parola?
Andrea Pastò

diari
Raccogliere i fiori per la mamma
Maria Paola Melis, Adriana Bianco 

libri
Si può far pace con il proprio passato
Norma Perotto

locande
Cucinare semplice, in empatia con il bosco
Antonia De Vita

 

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Gruppo Abele - Nell'ultimo numero.

 

 

ciao

09/08/2010

ANIMAZIONE SOCIALE

Animazione sociale n. 244, 2010

Paolo Ferrario segnala | 9 agosto 2010 at 14:18 | Categories: Animazione sociale | URL: http://wp.me/peMEr-2t2

Nell'ultimo numero

intervista
La famiglia dalla solitudine all'agorà
La ricerca auto/biografica può ispirare l'educazione con la famiglia
Intervista a Linden West a cura di Laura Formenti

studi
Educazione è scegliere da che parte stare
L'ineludibilità di cinque questioni morali in gioco nell'educare
Duccio Demetrio

prospettive
Il tempo della sussidiarietà perduta
Interrogativi su governo locale e innovazione sociale a Milano
Emanuele Polizzi, Tommaso Vitale

Inserto del mese
Animare la partecipazione delle nuove generazioni
C'è ancora spazio di partecipazione per i cittadini?
È possibile animare la partecipazione sociale e politica?
Alla scoperta del proprio compito nel mondo
Con quali linguaggi immaginare oggi la partecipazione?
A cura di Mario Pollo

strumenti
Il ruolo attivo della minoranza
Esercitarsi al lavoro di gruppo/3: l'influenza sulla maggioranza
Claudio G. Cortese, Pierluigi Garelli, Remigia Spagnolo

animazionescuola
L'insegnante inevitabilmente interculturale
Come cambia l'educare nella società del pluralismo
Aluisi Tosolini

bazar
discussione
Se i diritti femminili si fermano al di qua della soglia del privato
Barbara Mapelli

Il dialogo può difendere il diritto alla libertà
Alain Goussot

diari
Gli imputati «saponetta colorata»
Elena Buccoliero

libri
La fortuna di trovare un vero maestro
Daniele Callini

locande
I sapori della legalità nell'antico circolo socialista
Francesca Rispoli

 

Gruppo Abele - Nell'ultimo numero.

 

 

ciao

16/02/2010

nl gruppo abele

 

Ultime Notizie
- Strada Facendo si chiude con la Carta di Terni, il manifesto per un nuovo welfare; 
- Carcere e Hiv. "Caro Fazio, cominciamo a discuterne". Leopoldo Grosso scrive al ministro della Salute;
- "La scuola che vorremmo". Suggerimenti e idee da studenti e insegnanti per migliorare la scuola piemontese.

Opinioni/Prese di Posizione
- A difesa dell'equità e dell'universalità del sistema sanitario.

Appuntamenti in Italia e nel Mondo
Corsi di formazione, convegni, manifestazioni sui temi di disagio, pace, ambiente:

- Genitori e figli: al Gruppo Abele "Siamo aperti il Martedì" un nuovo ciclo di incontri sulla genitorialità.
- E come elefanti  e farfalle. Proseguono gli incontri di confronto, riflessione, dibattito per genitori, famiglie, educatori, insegnanti, per chi oggi è impegnato nell'avvenutra e nella sfida educativa. A cura di Casa PrimaVera, Gruppo Abele e Istituto comprensivo di Castell'Alfero.
- Libera: XV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie
- Migranti e dipendenze. L'esito della cura e l'esperienza dei rientri assistiti.

Appuntamenti fino a settembre 2010.

Notizie dal Parlamento
La rubrica non è più attiva sul sito del Gruppo Abele.
Per conoscere l'agenda dei lavori alla Camera clicca qui.
Per conoscere l'agenda dei lavori al Senato clicca qui.

Dalle attività del Gruppo Abele
- E' uscito il numero di dicembre 2009 di Animazione Sociale
- E' uscito il numero di gennaio 2010 di Narcomafie

- La Newsletter di gennaio 2010 del Centro Studi Documentazione e Ricerche
- Strada Facendo 4. Tre giornate per riflettere sul sociale. Leggi il dossier


Rassegna Stampa
- No alla protezione civile S.p.a. Così è a rischio la democrazia - Repubblica.it
- Terni, la sinistra riparte dal sociale. Con Libera sui territori - Liberazione
"La vera crisi non è economica, ma politica, etica culturale" - L'Unità

26/12/2009

Molte nuove povere straniere e italiane fra le donne in difficoltà accolte dal gruppo Abele

Molte nuove povere straniere e italiane fra le donne in difficoltà accolte dal gruppo Abele

Paolo Borrello 23 dicembre alle ore 6.48 Rispondi
Ti invio un comunicato scritto da Manuela Battista dell'ufficio comunicazione del gruppo Abele presieduto da don Ciotti.
Ciao a presto, ti auguro buone feste e soprattutto un 2010 almeno un po' più positivo del 2009.
Paolo Borrello

Sono soprattutto ultraquarantenni colpite da una separazione o dalla perdita di lavoro le italiane che arrivano al servizio aperto dal Gruppo Abele per le donne in difficoltà. Nell'ultimo anno, una trentina circa le "nuove povere" che per la prima volta si sono rivolte al servizio. Un numero che si somma a quello delle molte straniere indigenti o al limite dell'indigenza, soprattutto africane e provenienti dall'est europeo.
La crisi economica morde l’Italia e si fa sentire con tutto il suo peso anche in Piemonte. In un anno nel nostro paese hanno perso il lavoro oltre 500mila persone, 73mila nella sola Torino. Una situazione che sta portando fra i torinesi lo sviluppo di forme di povertà che finora avevano interessato più gli immigrati stranieri che gli italiani. Il trend emerge con chiarezza anche dai dati dei servizi di “bassa soglia” del Gruppo Abele, che in genere sono in contatto con situazioni legate alla dipendenza o al disagio psichico, ma a cui negli ultimi anni (e ancor più nell’anno che si sta concludendo) si sono affacciate persone che passo dopo passo, magari anche solo per un evento traumatico come una separazione o la perdita temporanea del lavoro, sono scivolate nella povertà. Questo vale in particolar modo per la “Drop House” di via Pacini 18, servizio che accoglie donne in difficoltà, partito un anno e mezzo fa proprio per far fronte a bisogni di questo tipo, emersi andando a vedere i nuovi ingressi al dormitorio del Gruppo Abele. Nell’ultimo anno sono almeno 30 le donne italiane “semplicemente povere” che si sono rivolte per la prima volta al dormitorio e alla Drop House. Trenta nuovi contatti a cui si sommano anche quelli già attivati nei mesi precedenti. E a cui si aggiungono le tante straniere in povertà (soprattutto africane - in particolare madri marocchine e ragazze nigeriane vittime di violenza e tratta delle persone - e donne provenienti dall’est europeo, soprattutto dalla Romania), per un totale di oltre 200 nuovi ingressi nel 2009 (88 le donne africane, 66 quelle in arrivo dall’est dell’Europa, 57 italiane). Tutte donne povere o perché immigrate o perché messe alle strette dalla crisi.
«Al dormitorio, che in genere è frequentato da donne con problemi di dipendenza o da migranti, negli ultimi anni abbiamo visto diventare sempre più numerose le italiane “povere”», spiega Cristina Masino, referente della Drop House. «Sono in genere ultraquarantacinquenni che per la prima volta nella loro vita si sono trovate in condizione di indigenza assoluta, senza un tetto sotto cui dormire». Persone senza situazioni di particolare disagio sociale o mentale alle spalle. «Arrivano a noi nel momento del bisogno più estremo e chiedono ospitalità. Tuttavia sappiamo che superata questa fase di emergenza, avranno bisogno di reintegrarsi, di trovare una nuova sistemazione abitativa, un lavoro».
Fra gli obiettivi della Drop House c’è il favorire l’uscita dalla condizione di isolamento e disorientamento in cui le donne si trovano, dando loro strumenti per ripartire: «Molte, e soprattutto le italiane, non sanno quali servizi sul territorio possono utilizzare e allora, concretamente, le accompagniamo in ambulatorio per controlli medici, le indirizziamo ai centri per l’impiego o ai corsi per l’alfabetizzazione o per la formazione e l’istruzione». Continua Masino: «Anche tra le donne straniere che frequentano la Drop House c’è una condizione di indigenza, ma a differenza delle italiane, arrivano tramite il passaparola, perché trovano nel quartiere stesso in cui vivono un luogo più caldo e meno fatiscente delle loro abitazioni in cui stare con i loro bambini». Per le straniere non in possesso di un permesso di soggiorno non c’è possibilità di iscrivere alla scuola materna o al nido i loro figli e perciò nella Drop House si è creato un piccolo gruppo di auto-aiuto: le mamme a turno guardano i bimbi delle altre, così da poter svolgere lavori o commissioni. «Spesso le italiane che si fermano per la notte al dormitorio vengono poi in Drop House», spiega Serena Paini, operatrice presso entrambi i servizi del Gruppo Abele. Persone che non hanno un posto dove andare, né di notte, né durante il giorno e quindi passano dal dormitorio, che ospita anche altri tipi di disagio. «Le donne che provengono dall’est Europa lavorano spesso come badanti e per questo, può capitare che una volta perso il lavoro, perdano anche il posto presso cui dormire. Così tornano, ciclicamente, anche se in oltre dieci anni di apertura del dormitorio, abbiamo notato che la maggior parte di loro riesce a sistemarsi in maniera più stabile oppure decide di rientrare al proprio paese. Le donne nigeriane arrivano spesso da noi indirizzate dai servizi del Gruppo Abele che si occupano di vittime di violenza e tratta, come il Numero verde (800 290 290 Ndr), ma anche dagli sportelli di consulenza giuridica per la richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari dell’Inti».

19/11/2009

Don Ciotti: vendere all'asta i beni confiscati alla mafia è tradire lo spirito originario della legge

Don Ciotti: tradimento su immobili mafia. CONDIVIDIAMO
http://news.illecito.com/cronaca/don-ciotti-mafia-tradimento-emendamento-vendita-immobili-confiscati.html - «Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività». Lo afferma il fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera don Luigi Ciotti.

«Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione - prosegue Ciotti -. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal fondo unico giustizia alimentato con i soldi liquidi sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia».

«Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan».

Don Ciotti conclude con un appello a tutte le forze politiche «perchè questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».


FONTE:
http://www.unita.it/news/italia/91192/don_ciotti_tradimento_su_immobili_mafia
grazie