01/03/2012

Don Luigi Ciotti: “Prepariamoci a una sana ribellione. Illusioni e false promesse hanno corrotto la speranza”

 

don Luigi Ciotti

FIRENZE. Sappiate che in questo paese iniquo fatto di ingiustizia, retorica e false illusioni, be’, “la speranza non è in vendita”. Nonostante tutto. Ecco quindi una sintesi fedele al pensiero di don Luigi Ciotti, che mette in copertina del suo nuovo libro questa frase. “Sia chiaro: non ci sarà sviluppo. Neppure nel lavoro”sentenzia Ciotti. “Non ci sarà sviluppo se non rimetteremo al centro il capitale più importante: la persona umana”. Così il fondatore del Gruppo Abele ha parlato ieri a una nutrita schiera di giovani della Toscana in un incontro promosso da Giovani sì.

“Senza diritti -aggiunge Ciotti- anche lo sviluppo non sarà mai ‘progresso’. E senza una dignità nel mondo del lavoro non ci sarà mai un vero ‘sviluppo’. Oggi ci resta un problema forte di democrazia, attualmente pallida, che si fonda su due doni impegnativi, perché toccano la vita di tutti: da un lato c’è la dignità umana, dall’altra la giustizia. Purtroppo molti contesti non tengono conto di questo binomio”.

Don Ciotti parla poi della “corruzione della speranza”. E ci spiega com’è possibile infrangere sogni e obiettivi. “E’ la conseguenza delle illusioni e delle false promesse di progetti non realizzati. Illudere le persone -spiega il sacerdote- crea ulteriore fragilità. Nel paese abbiamo attraversato un periodo di ‘coma etico’ che ha generato disorientamento e una ricaduta pesante sulla moralità pubblica. Una ricaduta che colpisce specialmente il mondo più fragile, come ad esempio quello dei giovani. Tutto questo genera sfiducia e perfino la ribellione. Illusioni e false promesse hanno così creato disorientamento e impoverimento delle speranze”.

Una dimensione che, per Ciotti, mette in crisi il sistema. A partire dal tema del lavoro che genera “il tempo vuoto”. Un tempo riempito nei modi più diversi. Ma allora qual è la soluzione? Quali i percorsi possibili per una rinascita? “La speranza -risponde don Ciotti- ha il volto dei progetti concreti. E si chiama giustizia sociale. La speranza significa credere che è possibile restituire libertà e dignità alle persone. Infatti la più grande umiliazione delle persone è la privazione delle libertà. Quindi chi è povero, precario o senza lavoro, non è libero. Prima di ogni cosa dobbiamo quindi liberare le libertà”.

Una libertà che passa anche dalla “sete di giustizia”. Perché la corruzione ha anche un equivalente economico. Ciotti ricorda come i danni quantificati dalla corruzione ammontano, secondo un calcolo approssimativo, a  60 miliardi di euro. Un dato che emerge sulla stima sommaria che la Corte dei Conti compie calcolando il 3% del Pil. Danni che, su scala mondiale, ammonterebbero economicamente a 700 miliardi di euro. Ma i danni (e gli effetti) sulla popolazione sono difficili da valutare. Un primo dato certo è la crescente sfiducia.

“Quando questi numeri passano sotto gli occhi di ragazzi che hanno strumenti di conoscenza -prosegue don Ciotti- lasciano in loro una rabbia profonda. Soprattutto quando si sentono dire che non ci sono soldi per le politiche sociali. Insomma, dobbiamo denunciare l’inquinamento che abbiamo nel paese. Perché è segno di disuguaglianze e ingiustizie. Sono 150 che parliamo di mafie. Ma perché si parla di lotta alla mafia e questi, invece, continuano a essere presenti? A parlare son tutti bravi, ma nel concreto nessuno fa niente. Quindi una risposta può stare nel protagonismo e nella partecipazione dei giovani”.

Infine Ciotti mette in evidenza “alcuni segnali che non devono essere sottovalutati”. Perché il rischio di una rivolta è qualcosa di molto concreto. “Mi pare di tornare indietro di qualche anno. C’è smarrimento e povertà -conclude il sacerdote- e c’è chi cavalca e sfrutta tutto questo. Dobbiamo cogliere i segnali di una ribellione violenta. Ma altra cosa è la ribellione di ‘sana rabbia’. Penso alle parole di Sant’Agostino, secondo il quale la speranza ha due bei figli: la rabbia, nel vedere come vanno le cose; e il coraggio, utile per cambiarle. Viviamo una crisi politica ed etica prima ancora che economica. Lo smarrimento e la fatica sono due conseguenze reali e il sociale è sempre più ridotto all’osso. Chiedo quindi meno solidarietà ma più diritti”.

Gianluca Testa




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29/12/2010

Centro Studi, Documentazione e Ricerche

Newsletter n. 12, dicembre 2010 | Centro Studi, Documentazione e Ricerche

PolSer di P. Ferrario | 29 dicembre 2010 at 09:36 | Categorie: Centro Studi Gruppo Abele | URL: http://wp.me/peMEr-3o5

Newsletter n. 12, dicembre 2010

Pubblicata la nostra Newsletter di dicembre (pdf 335 Kb).

grazie

04/12/2009

don ciotti: le carceri sono piene di tossicodipendenti

Don Ciotti: carceri piene di tossicodipendenti
 
Notizia 
2 dicembre 2009 14:26
 
 'Quando parliamo di dipendenze, le politiche che si mettono in campo devono toccare diversi piani, dalla formazione dei giovani alla lotta al narcotraffico e alla cooperazione internazionale passando per la prevenzione, la cura, il reinserimento sociale e lavorativo, la riduzione dei rischi e dei danni, la sicurezza intesa non solo come ordine pubblico'. Lo ha detto don Luigi Ciotti ieri a Torino.
Il presidente del Gruppo Abele e' intervenuto alla Conferenza delle regioni sulla governance nel settore delle dipendenze, conferenza boicottata dal Carlo Giovanardi per evitare critiche alla politica repressiva e criminogena del Governo.
'Le morti per droga - ha detto - interrogano la nostra coscienza, ci chiedono di fare di piú e meglio. L'Europa ha mostrato di cogliere bene la complessita' del problema individuando 'la politica dei quattro pilastri', al narcotraffico, prevenzione, cura e riduzione del danno. Solo cosi' - ha aggiunto - potremmo essere piu' efficaci e per fare questo sono necessarie almeno tre cose: risorse certe, poterle distribuire in modo equo sui quattro pilastri, compresi il reinserimento sociale e lavorativo e la riduzione del danno, e poter contare su un sistema che consenta a chi a vario titolo si occupa delle dipendenze di lavorare meglio insieme'. 'La capacita' di governare le dipendenze chiede agli amministratori un'attenzione particolare per 'tenere insieme l'aspetto sociale con quello sanitario, contrastare le semplificazioni e lo stigma nei confronti delle persone tossicodipendenti e non lasciare soli i servizi del pubblico e del privato sociale su cui rischia di gravare una delega nella ricerca di soluzioni, mentre e' necessario creare un consenso nella societa' civile di cui il volontariato e i cittadini responsabili, sono un¨espressione significativa'.
Infine le carceri 'da cui viene in questo momento - ha detto Ciotti - la sfida piu' impegnativa. Svanito l'effetto indulto, sono di nuovo piene di tossicodipendenti e rimane alto il numero dei suicidi. Dobbiamo ripartire da qui e chiederci tutti, con umilta', dove abbiamo sbagliato e domandarci anche perche' la normativa sulle droghe, che intendeva 'fare del carcere solo un momento di passaggio per motivare la persona dipendente alla riabilitazione', non abbia funzionato. E' importante - ha concluso - che governo, comuni, regioni, associazioni e servizi discutano insieme per trovare soluzioni piú efficaci'.

da aduc salute


19/11/2009

Don Ciotti: vendere all'asta i beni confiscati alla mafia è tradire lo spirito originario della legge

Don Ciotti: tradimento su immobili mafia. CONDIVIDIAMO
http://news.illecito.com/cronaca/don-ciotti-mafia-tradimento-emendamento-vendita-immobili-confiscati.html - «Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività». Lo afferma il fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera don Luigi Ciotti.

«Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione - prosegue Ciotti -. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal fondo unico giustizia alimentato con i soldi liquidi sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia».

«Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan».

Don Ciotti conclude con un appello a tutte le forze politiche «perchè questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».


FONTE:
http://www.unita.it/news/italia/91192/don_ciotti_tradimento_su_immobili_mafia
grazie