09/01/2012
Un caccia vale 25mila giovani in Servizio Civile
Un caccia vale 25mila giovani in Servizio Civile
Sale la voce contro l'impegno del governo italiano ad acquistare, con una spesa di almeno 13 miliardi di euro, 131 cacciabombardieri F-35 Jsf, Joint street fighter. Anche dal mondo del servizio civile, in particolare dal presidente di Arci servizio civile e della Consulta nazionale, arriva un forte ragionamento in tal senso. Ecco le sue parole.
“Con soddisfazione vediamo che le proposte di tante organizzazioni, fra cui ASC dal 2009, di tagliare alcune spese militari e fra queste quelle per l’acquisto di 131 F35 sono state fatte proprie da giornali, reti televisive, parlamentari, esponenti militari. Già allora dicevamo che un solo F35 in meno significa almeno 25.000 giovani in servizio per un anno, tanto più adesso che dopo gli ultimi tagli del Governo Berlusconi è concreto che nel 2013 non ci saranno giovani in servizio civile.
“Giustamente a nostro avviso l’argomento F35 sta dentro la ridiscussione del modello di Difesa. Questa ridiscussione interessa anche noi che operiamo nell’altra faccia della Difesa, quella non armata e nonviolenta a cui siamo chiamati, oltre che dalle nostre idee, anche dall’art. della legge 64 del 2001 che ha istituito il Servizio Civile Nazionale su base volontaria aperto alle donne e agli uomini.
Pongo allora alcune questioni di fondo in questo dibattito, partendo dal cuore della nostra esperienza. Le persone, civili o militari, sono la principale ricchezza di ogni organizzazione e quindi serve anche nelle Forze Armate nella componente del personale sia tagliare che investire.
La prima riguarda la costruzione della pace, che per la nostra Costituzione è l’obiettivo anche per l’impiego delle Forze Armate. Impiego, e gli stessi militari lo dicono da anni, in Afganistan, in Libano come prima in Iraq o nel Kossovo che ha limiti intrinseci e fallisce se non combinato e integrato con la costruzione della società civile, dell’infrastruttura statuale, della rete economica. Tutte funzioni delle varie organizzazioni civili. Quindi la richiesta è che questo dibattito non sia solo riservato ai militari ma che si trovi la sede istituzionale dove il mondo della cooperazione internazionale, delle componenti civili delle amministrazioni statali si confrontino e diano risposte adeguate e integrate alle nuove caratteristiche della sicurezza.
La seconda riguarda l’Europa. Proprio nei giorni in cui viviamo la crisi più profonda dell’Unione Europea e il Governo Monti opera per contribuire a superarla, è chiaro a tutti che più Europa significa anche una difesa europea. Questa dovrebbe essere l’altra visione di fondo su cui impostare il lavoro, certo di molti anni ma di decisioni da assumere ora, e cioè una Difesa Italiana articolata nella componente non armata e nonviolenta e in quella armata che si riforma per una Difesa Europea. Per questo, ritornando agli F35 se ci sono ragioni economiche per l’abbandono (non il congelamento) del programma, spinge nella stessa direzione una rinnovata spinta alla integrazione europea (in questo caso degli armamenti) invece che accodarsi all’industria statunitense.
Ma troppe volte nel passato agli annunci (che fra l’altro ancora non ci sono da parte della Difesa) non sono seguiti gli atti e quindi sarà importante seguire sia gli atti governativi che le iniziative parlamentari che gruppi e singoli parlamentari hanno preannunciato”.
Licio Palazzini, presidente di Asc - Arci Servizio Civile, associazione di promozione sociale, la più grande associazione di scopo italiana dedicata esclusivamente al servizio civile cui aderiscono - relativamente al servizio civile - 5 associazioni nazionali (Arci, Arciragazzi, Auser, Legambiente, Uisp), decine di organizzazioni locali.
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02/01/2012
Rinunciare agli aerei da guerra per salvare il servizio civile
Rinunciare agli aerei da guerra per salvare il servizio civile
ROMA. Mentre il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola interviene -anche in tv- per ribadire l’importanza della partecipazione italiana al programma F-35, la “Rete Italiana per il Disarmo” e la Focsiv rispondono chiedendo di rinunciare una volta per tutte alla spesa a favore di interventi sociali, “magari proprio a sostegno del Servizio Civile”. “Non pensavamo che il Ministro Di Paola fosse capace di affermare che non è uno spreco, soprattutto dopo le recenti notizie di ulteriori problemi tecnici provenienti dal Pentagono”, si legge in un comunicato sul sito della Rete Disarmo.
Anche se i numeri relativi alla spesa militare italiana per il 2011 e il calcolo effettivo del risparmio per la rinuncia all’acquisto dei caccia sono stati messi in discussione da alcuni articoli nei giorni scorsi, la Rete Disarmo ribadisce l’importanza di “non firmare il contratto di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 e destinare le ingenti risorse così risparmiati a interventi sociali e di sostegno al mondo del lavoro così colpito dalla attuale crisi economica”.
La Rete Disarmo torna quindi a fare pressione sul governo alla luce del rapporto elaborato da alti ufficiali del Dipartimento della Difesa USA (dal titolo “F-35 Joint Strike Fighter Concurrency Quick Look Review”), che rivela tutti i difetti del programma, compreso un aumento dei costi, i ritardi nella produzione, lo scarso numero dei collaudi e i molti flop dei pezzi collaudati.
A insistere sulla rinuncia è anche la Focsiv, che in un comunicato stampa ha espresso una proposta ben precisa sulla destinazione alternativa dei fondi riservati all’acquisto dei caccia: “La riduzione della flotta di F35, prevista dagli accordi stipulati dai precedenti governi, di sole due unità garantirebbe la partenza di 20 mila giovani con il servizio civile nel 2012 e di altri 20 mila nel 2013, oltre all’avvio nel 2012 di nuovi interventi della cooperazione e delle ONG”, sostiene Gianfranco Cattai, Presidente della Federazione.
Al servizio civile mancano infatti 44 milioni di euro rispetto ai 113 previsti per il 2012, e anche la cooperazione internazionale è ai suoi minimi storici. Se il Governo non troverà le risorse, il bando 2012 per il servizio civile sarà a rischio -decuncia già lanciata da Volontari per lo Sviluppo, a cui è tratto parte di questo contenuto- e per tutto il 2012 anche la cooperazione internazionale e le Ong non avranno fondi per avviare progetti di sviluppo nei Paesi impoveriti dei Sud del mondo.
“Una piccola rinuncia se si considera che il costo complessivo di 130 F35 ammonta a 15 miliardi di euro, cifra che da sola potrebbe coprire quasi del tutto le risorse che la manovra finanziaria del Governo Monti reperirà imponendo enormi sacrifici agli italiani” dice Sergio Marelli, Segretario generale Focsiv.
Cattai sottolinea inoltre la valenza formativa del servizio civile quale “palestra che educa i giovani alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione e alla fraternità facendo sperimentare loro, in prima persona, che la giustizia non è una semplice convenzione umana e la pace non è la semplice assenza di guerra, ma opera da costruire, come ricorda Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2012″.
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01/08/2010
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